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Alcol e Giovani, Sotto Accusa la Cultura del Bere | News |
Ai giovani e alla prevenzione degli infortuni e delle disabilità nei luoghi di lavoro è stata dedicata la quarta edizione dell' "Alcohol Prevention Day" (APD), in programma il 21 aprile. Il 2005 è un anno denso di iniziative nazionali, europee ed internazionali dedicate alla prevenzione dei problemi e delle malattie legate all'alcol. Il lancio della Campagna del Ministero della Salute su alcol e giovani rappresenta una risposta eloquente all'esigenza di evitare che un numero sempre crescente di giovani, in particolare quelli al di sotto dei 16 anni, si avvicini precocemente all'alcol attraverso una dilagante e spesso fuorviante cultura del bere inteso dai teen-ager più come uso di una sostanza che come consumo di una bevanda alcolica.
Il numero degli adolescenti in Italia che consumano bevande alcoliche rimane elevato. Ad una diminuzione del 3,6 per cento registrata tra i 15enni e i 16enni nel 2002, fa da contrappeso un aumento pari al 9,2 per cento tra i giovanissimi. Nel complesso, l'Istituto Superiore di Sanità, sulla base dell'elaborazione annuale dell'Osservatorio nazionale Alcol - CNESPS - OssFAD, ha contato nel 2002, tra gli under 16, 723mila consumatori di bevande alcoliche. Rispetto al 2001 il calo registrato è del 3,6 per cento fortemente sostenuto dalle teen-agers (-12,6 per cento). Andando, tuttavia ad analizzare le tendenze di medio periodo 1998-2002 mentre per i 15enni e i 16enni si registrano diminuzioni nel numero di consumatori, sono proprio i più giovani, i 14enni, a registrare un incremento del 9,2 per cento. Tale evidenza si affianca a quella resa disponibile da altri studi in base a cui il 7 per cento dei giovani dichiara di ubriacarsi 3 volte la settimana. Le cose non vanno meglio nel mondo del lavoro, dove ogni anno l'INAIL riceve circa 940.000 denunce di infortuni di cui una percentuale compresa tra il 4 e il 20 per cento, pari a 37.000-188.000 incidenti, è dovuta al consumo di alcolici.
“Spesso non ci si sofferma a pensare a quanto si beve abitualmente e non si riflette abbastanza sul fatto che, ai fini della tutela della salute, il rischio può di fatto essere neutralizzato attraverso il ricorso alla moderazione", afferma Emanuele Scafato, responsabile alcol dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'ISS. "E' utile perciò sapere che un bicchiere di vino (125 ml), uno di birra (330 ml) o un bicchiere di superalcolico (40 ml) contengono la medesima quantità di alcol, ovvero 12 grammi. Le "Linee Guida per una sana alimentazione" prodotte dall'INRAN - Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e quelle della Società Italiana di Alcologia che recepiscono le indicazioni dell'OMS, le indicazione del Ministero della Salute contenute nel Piano Sanitario Nazionale sono concordi nel definire un limite massimo di consumo giornaliero di bevande alcoliche durante i pasti (mai fuori dai pasti!) che non superi 2-3 bicchieri per gli uomini (20-40 g di alcol) e 1-2 per le donne (10-20 g). Quantità che vanno ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. Oltre tale limite gli effetti negativi dell'alcol sulla salute prevalgono".
L'Italia, poi, detiene in Europa un ulteriore primato: quello del primo bicchiere consumato a 11-12 anni, l'età più bassa nell'Unione Europea, dove la media si aggira sui 14 anni e mezzo (dati Eurobarometer).
Per la prima volta da numerosi anni, si è osservata una lieve flessione nel numero dei consumatori di bevande alcoliche che rappresentano comunque l'88,6 per cento della popolazione maschile ed il 60,1 per cento di quella femminile con notevoli differenze relativamente all'età e alle bevande alcoliche consumate.. Nel 2002 sono stimati pari a circa 36 milioni i consumatori di bevande alcoliche in Italia (21 milioni, circa, i maschi, 15 milioni, circa, le femmine). Nonostante il consumo medio pro-capite di alcol puro sia diminuito del 37 per cento negli ultimi 20 anni (1981-2003) , da circa quattro anni il consumo medio sembra essersi stabilizzato e aver raggiunto un sostanziale plateau a 7,4 litri pro-capite per anno a cui hanno contribuito il forte calo delle vendite (e relativo consumo) del vino (-41,4 per cento) , dei superalcolici (-77,1 per cento) bilanciato da un incremento nei consumi di birra (+68,1 per cento). Ciò ha comportato un notevole calo nella mortalità alcol-correlata per le patologie croniche (cirrosi epatica ad esempio) ma ha scarsamente influenzato quella relativa agli incidenti stradali o domestici e, in genere, quella relativa alle patologie acute.
By It.Health.Yahoo.net |
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