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Bevanda alla Spina? Multa se di Diversa Qualità! | News |
Cassazione: giro di vite per le bevande alla spina
Multe per i gestori che dispensano prodotti alla spina di qualita' diversa da quella promessa
Giro di vite nei confronti dei ristoratori che ai clienti somministrano bevande alla spina. La linea dura arriva dalla Corte di Cassazione che promette multe per quei gestori che dispensano prodotti alla spina di qualita' diversa da quella promessa. Non importa se la bevanda alla spina non e' consumata. Per fare scattare la multa per ''tentativo di frode in commercio'' basta che il ristoratore tenga sul bancone di vendita bevande alla spina con etichette di qualita' diversa da quella promessa. A fare le spese della decisione della Terza sezione penale, Francesco P., gestore della birreria di Perugia ''La taverna di Bacco'', nei confronti del quale e' stata resa definitiva la multa di 400 euro ''per avere venduto ai clienti del locale vino alla spina che, a differenza di quanto esposto sull'apparecchio erogatore, non era Merlot del Veneto bensi' altro vino di qualita' e di valore diversi''.
Condannato dal Tribunale di Perugia, con sentenza del dicembre 2003, il gestore del locale (che aveva anche somministrato alimenti senza specificare che erano surgelati) si e' opposto in Cassazione sostenendo che la condanna penale dovrebbe scattare solo se ''vi sia stata una contrattazione con il compimento di atti inequivocabilmente predisposti alla consegna della merce ad un determinato e ben individuato cliente che intenda realmente acquistarla''. Tesi bocciata dalla Suprema Corte che, contrariamente alle richeste della pubblica accusa che aveva chiesto l'annullamento della multa ''perche' il fatto non costituisce reato'', ha sposato la linea dura rigettando il ricorso del gestore del locale. Scrive piazza Cavour nella sentenza 39854 che il reato ''puo' essere integrato indipendentemente da ogni concreto rapporto con l'acquirente (e quindi anche dall'inizio di una contrattazione con lo stesso), essendo invece decisive solo l'idonneita' e l'inequivocita' degli atti nella direzione di una consegna''.
In particolare, la Suprema Corte ha fatto notare che il giudice di merito aveva accertato che ''sul bancone di vendita erano presenti due erogatori di bevande alla spina utilizzati per somministrare due differenti tipi di vino e che su tali erogatori, ben visibili al pubblico, erano presenti le etichette incriminate, non corrispondenti alla effettiva qualita' del vino indicato'' e che la bevanda era ''predisposta e pronta alla consegna''.
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