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Concorso CnW 2005

Agli Italiani Piace il Vino. Ma con Moderazione!Tendenze
La terra della buona forchetta per antonomasia sforna figli che controllano il gomito più di quel che ci si potrebbe aspettare. Un quadro inatteso dipinge gli italiani come un popolo assai cauto nel bere. Secondo una ricerca effettuata dalla Libera Università di lingue e comunicazione di Milano (Iulm), condotta da Giampaolo Fabris per conto della Federvini, si fa uso di bevande alcoliche soprattutto per festeggiare occasioni speciali; si beve sempre più spesso a pranzo e meno a cena; e i forti bevitori lasciano spazio a quelli moderati.

All'appello non mancano neanche "probabili astemi". Un terzo delle persone intervistate, infatti, su un campione di 1.500 persone tra i 15 e i 74 anni, ha dichiarato di non aver assunto alcol negli ultimi sei mesi.

Stando alla ricerca, la modalità di consumo prevalente tra gli italiani è quella di bevitore "occasionale e moderato" (circa il 75%), seguita dal "moderato e discreto" (32,7%) e subito dopo dal "buon bevitore" (20% ), cioè un bevitore regolare con consumi notevoli. Questa ultima categoria, ha precisato Fabris, è composta da uomini tra 45 e 54 anni.

Negli ultimi sei mesi il 64,4% ha bevuto per celebrare occasioni speciali: feste, matrimoni, anniversari, o semplicemente cene in compagnia, contro un 35,2% che non ha bevuto affatto.Una motivazione, quella del bere per socializzare, che è aumentata in misura esponenziale negli ultimi anni. Italiani popolo di compagnoni confermati. Il motivo principale per il quale si beve, infatti, è quello di ritrovarsi insieme e socializzare (48,4%). Qualcun altro si riempie il bicchiere per digerire (15,5%) e non manca chi lo fa per abitudine (12,2%) o per rilassarsi (11,6%).

Per dirla in breve, beviamo meno. E le ragioni sono diverse. Qualcuno rinuncia al bicchierino per motivi di salute, altri perché preferiscono bevande non alcoliche e c'è anche chi cerca di ridurre le calorie da ingerire. Solo un 3,1% beve meno per risparmiare.

Socialmente un consumo moderato di alcol sembra accettato e, anzi, oggetto di crescente benevolenza. Al contrario, l'abuso è vissuto come fenomeno di ''deviazione individuale'', cioè dipendente dalla psicologia della persona. L'immagine che si ha del sano bicchiere di vino resta insomma legata alla buona cucina, associati alla ''gioia di vivere'', alla convivialità e alla cultura del territorio.

E a conferma di questa tendenza Rodolfo Paoletti, presidente della Nutrition Foundation of Italy e della Fondazione Giovanni Lorenzini, interviene con una battuta che toglie ogni dubbio (se mai ce ne fossero): "L' effetto protettivo di consumi moderati di vino, e più in generale di alcol, sul rischio di infarto è fuori discussione". Paoletti sottolinea inoltre come "decine di articoli, basati su dati raccolti in ogni parte del mondo, mostrano con chiarezza come il rischio di infarto (nonché quello di ictus di natura ischemica) si riduca dal 30 al 50% per i consumatori moderati di alcol".


By redazione.romaone.it
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